Teatro galeotto, e fu #unastoriaquasisolodamore per #paolodipaolo

CLICCA QUI..! e ascolta il podcast con l’audio integrale della 38^ puntata di Nel becco del gallo

(Radio Radiosa Music, 8 ottobre 2017)

Paolo Di Paolo

Nino è un attore promettente, piuttosto bello, ironico, dissacrante, corteggiatore fortunato, apolitico, ateo, ribelle alla seriosità dei modelli, ma anche …confuso, e apparentemente incapace di legarsi a un ideale. Nino mal sopporta l’età degli anziani suoi allievi, che ritiene una specie diversa, ostinata a tenere in vita “qualcosa che già non c’è più, o che sta per morire”.

Teresa è invece più solida, più consapevole, è ha un fascino quasi misterioso… che lei però indossa con estrema disinvoltura, come fosse un abito comodo. Forse un trauma l’ha chiusa in quel mistero, e lei è decisa a non ripiegarsi su se stessa e a costruire rapporti “etici”. In un certo senso Teresa sublima la sua insoddisfazione immaginando luoghi che forse non visiterà mai.

Nino e Teresa sono i protagonisti del romanzo più recente di Paolo Di Paolo Una storia quasi solo d’amore”, pubblicato da Narratori Feltrinelli, del quale – da Radio Radiosa Music abbiamo parlato nella 38^ puntata di “Nel becco del gallo“, il programma di parole e musica che è un invito alla lettura di libri e all’ascolto di buona musica.

Siamo a Roma, nel 2013. Una sera di ottobre, Nino e Teresa si incontrano davanti ad un teatro, quando Nino è appena rientrato da Londra. Tra i due c’è subito una grande attrazione, non solo fisica: è come fossero l’una lo specchio dell’altro, ma uno specchio magico, che riflette le immagini scomponendole nei singoli elementi: le inquietudini interiori, le speranze, le ambizioni, le scelte.

A raccontarci la loro storia è la voce narrante di Grazia, che come una spettatrice spia la vicenda, e lascia a intermittenza la parola ai due giovani, creando una specie di io narrante tripartito che permette all’autore di moltiplicare i punti di vista del romanzo.
Grazia è la zia di Teresa, ed è stata l’insegnante di teatro di Nino, al quale ha offerto appunto l’opportunità di diventare a sua volta insegnante di teatro. Grazia cerca di fare il suo lavoro con coscienza, sempre preoccupato di coinvolgere i suoi allievi in un progetto di seduzione senza sconfinare nel plagio.

Nino e Teresa, insieme, stretti in una sorta di patto cementato dal loro sentimento, vorrebbero allora tuffarsi nel mondo e vincere la scommessa con il futuro. Ma la loro differenza di età, alla quale corrisponde una visione diversa, una diversa prospettiva del reale, produrrà attriti tra di loro.

In mezzo c’è il tempo, lo spirito del nostro tempo, una specie di cerniera slabbrata che da una parte fa tramontare lo splendore di un secolo mentre dall’altro ne albeggia uno nuovo, già opaco.

Luca GiriboneNella stessa puntata di Nel becco del gallo, per la rubrica “Fuori dall’angolo” si è parlato del libro di Luca GiriboneNew York 1941. Forse”, pubblicato da Europa Edizioni.

Per gli spunti di riflessione della rubrica “Fuori i secondi“, a proposito del teatro in cui è ambientato il libro di Paolo Di Paolo, abbiamo riportato una frase di Paolo Grassi (Milano, 30 ottobre 1919 – Londra, 13 marzo 1981), grande impresario teatrale italiano, che tra le altre cose nel 1947 insieme a Giorgio Strehler fondò il Piccolo Teatro di Milano, e che fu sovrintendente del Teatro alla Scala e presidente della RAI.

Il teatro per la sua intrinseca sostanza è – fra le arti – la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività.

Noi vorremmo che le autorità e le giunte comunali si formassero questa precisa coscienza del teatro, considerandolo come una necessità collettiva, come un bisogno dei cittadini, come un pubblico servizio alla stregua della metropolitana e dei vigili del fuoco.

Di tutto questo, e di molto altro ancora, si è parlato nel corso della trentottesima puntata di Nel becco del gallo, parole e musica come invito alla lettura e all’ascolto, andata in onda l’8 ottobre 2017 da Radio Radiosa Music di Matera. Ascolta il podcast di quella puntata cliccando sul link in rosso in alto sulla pagina: CONTIENE L’INTERVISTA A PAOLO DI PAOLO.

Nel becco del gallo … sperando che canti!

Sergio Gallo

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One comment

  1. Sulla · ottobre 16

    Tempo fa leggevo su una rivista pediatrica che il bambino, già a partire dai dodici mesi circa, inizia a giocare a “fare finta” e questo ha una funzione molto importante per il suo sviluppo, perché in questo modo impara a immaginare. Per farlo utilizza oggetti, situazioni, identità rappresentando cose che sono assenti nella realtà concreta, ma che è possibile vivere attraverso l’immaginazione. E giocando a “fare finta” racconta sé stesso. Per questa ragione, il pediatra concludeva l’articolo consigliando ai genitori di mettere a disposizione del piccolo una cassetta dei travestimenti, per stimolarlo all’immaginazione.
    Questo è teatro: attraverso ruoli che non sono propri, raccontare sé stessi. Essere “attori” di vite. Come di qualcosa che apparentemente non ci appartiene, ma che è noi. Mi viene in mente una situazione che Pirandello fa vivere a Mattia Pascal, alle prese con la sua ombra. L’ombra che è sua, ma anche no: “Ma aveva un cuore, quell’ombra, e non poteva amare; …aveva una testa, ma per pensare e comprendere ch’era la testa di un’ombra, e non l’ombra di una testa. Proprio così! Allora la sentii come cosa viva, e sentii dolore per essa, …”
    Questo è il teatro, e senza la mediazione perfetta di una macchina da presa che, in una camera di montaggio, consentirebbe di tagliare le battute sbagliate. Quando si alza il sipario, l’attore sa che potrebbe dimenticare un dialogo, potrebbe sbagliare, insomma, potrebbe essere imperfetto.
    Ma per farsi emozionare da questa imperfezione, è necessario avere lo sguardo di Grazia?

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