#sonocosadagrandi, ma Simona Sparaco trova le parole giuste per suo figlio Diego

CLICCA QUI..! e ascolta il podcast con l’audio integrale della 37^ puntata di Nel becco del gallo

(Radio Radiosa Music, 1 ottobre 2017)

Puntata 1 ottobreIl 14 luglio del 2016, verso le 22:30, un uomo alla guida di un camion bianco, investiva a tutta velocità la folla che assisteva ai festeggiamenti pubblici in occasione della festa nazionale francese nei pressi della Promenade des Anglaische per quell’occasione era stata trasformata in isola pedonale. Per capirci, siamo nel dipartimento delle Alpi Marittime a Nizza, in Francia.
La corsa del camion durò quasi un km e mezzo. Il bilancio di quel gesto fu terribile: 84 morti, e oltre 200 feriti di cui 50 molto gravi.
Una cosa tremenda, che ci lasciò tutti sgomenti. Quelle immagini ritraevano cose vere, cosa …da grandi, e ce le sbattevano in faccia. Quelle immagini attraverso la TV arrivarono anche nella casa di un bambino che stava per compiere 4 anni, che giocava con il suo orsetto, che non aveva paura degli insetti, che faceva scappare inorridita sua madre quando le mostrava un ragno che lui teneva tranquillamente per una zampetta o sotto un bicchiere.
Sua madre che stava tentando in qualche modo di proteggerlo dal mondo, come tutte le mamme, del resto. Che, se avesse potuto, gli avrebbe costruito attorno una bella bolla impenetrabile. E che cercava di spiegare con parole semplici la complessità della vita a quel bambino gioioso e acuto, che già giocava con le lettere dell’alfabeto, che amava la matematica come suo padre e le parole come sua madre.
Quel bambino si chiama Diego, e quella mamma si chiama Simona. Simona Sparaco. E il libro di cui sto parlando si intitola “Sono cose da grandi”, pubblicato da Einaudi – Stile libero Big.

Simona Sparaco 2
Le immagini del camion lanciato sulla folla saranno troppo grandi, troppo gravi, per essere fermate, e porteranno in casa di Simona e Diego la paura. Non la paura delle fiabe, che in qualche modo è addirittura catartica, ma quella della violenza del mondo. E persino la frase “sono cose da grandi”, per sollecitare il bambino a non guardare certe cose, a non occuparsene, non funziona più.
Così Simona deciderà di parlare a suo figlio Diego del mondo, deciderà di raccontargli della vita vera. Di come si è fragili, ma anche di come si possa trarre da questa fragilità la propria forza.
Lo farà con parole sue. Senza più finzioni, ma con la dolcezza e le parole giuste, appropriate per un bambino di quell’età.
Le parole di una madre.

Di questo libro ne abbiamo parlato ANCHE INSIEME ALL’AUTRICE da Radio Radiosa Music nella 37^ puntata di Nel becco del gallo, parole e musica come invito alla lettura e all’ascolto, andata in onda il 1° ottobre.

Nella stessa puntata, per la rubrica “Fuori dall’angolo” si è parlato del libro di Cristina Longo Un sospiro inaspettato”, pubblicato da Europa Edizioni per la collana Edificare Universi.

Per gli spunti di riflessione della rubrica “Fuori i secondi“, a proposito dell’importanza della scrittura abbiamo poi proposto una nota frase pronunciata dal famoso cantautore genovese Fabrizio De André:

Perché scrivo?
Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo.
Per paura che si perda il ricordo di me.
O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.

Di tutto questo, e di molto altro ancora, si è parlato nel corso della trentasettesima puntata di Nel becco del gallo, parole e musica come invito alla lettura e all’ascolto, andata in onda il 1° ottobre 2017 da Radio Radiosa Music di Matera. Ascolta il podcast di quella puntata cliccando sul link in rosso in alto sulla pagina: CONTIENE L’INTERVISTA A SIMONA SPARACO.

Nel becco del gallo … sperando che canti!

Sergio Gallo

 

 

Annunci

2 comments

  1. Sulla · ottobre 8

    A volte non sei solo giornalista, sei “navigatore”, che attraverso le parole traccia strade, lasciando a ognuno autonomia di programmazione: la strada più panoramica, quella più lunga, la più veloce.
    E così le tue parole guidano, fanno superare snodi, imboccare deviazioni. Qualche volta consentono anche “ricalcoli percorso”.
    La tua amabile chiacchierata con l’autrice mi ha ricordato un racconto di Tabucchi: un dialogo tra un uomo adulto e una ragazzina spaventata da alcuni discorsi dei grandi. Una riflessione simile sulla percezione del tempo, le paure, l’evoluzione e l’importanza di riappropriarsi del presente.
    E’ stato quel concetto di metamorfosi – da te particolarmente amato in questo bel libro che ho voluto immediatamente leggere – che, come dici, consente di riorganizzare i tessuti, smettendo di essere qualcosa per diventarne un’altra, nuova, che mantiene quanto c’era di buono della precedente, ecco, questo concetto è stata la strada che da “navigatore” hai tracciato, facendomi ricordare le parole del racconto. O meglio, il racconto, perché le parole ho dovuto rileggerle:
    – …è tardi per avere crisi dell’età evolutiva.
    – Neanche per sogno, obiettò l’uomo, l’età evolutiva non finisce mai, nella vita non facciamo altro che evoluire.
    – Evoluire è un verbo che non esiste, disse Isabella, si dice evolvere.
    – Brava, però in biologia esiste, e infatti ognuno evoluendo ha la sua crisi, …

    Grazie davvero per le cose belle che racconti.

    Liked by 1 persona

    • nelbeccodelgallo · ottobre 13

      ..in genere non vado matto per le categorie..col tempo, ho capito che tendiamo a costruirle più che altro per tranquillizzare le nostre ansie, e offrirci confini sicuri all’interno dei quali muoverci rinunciando alla bellezza delle sfumature.. Tuttavia a volte “servono”, per essere “riconosciuti” e legittimati a svolgere un lavoro.. come quello di giornalista.. Fin qui la legge… Ma mi piace molto di più l’idea del “navigatore” (un mio cugino mi chiamava “Navigator”, quando percorrevo in moto l’Italia a caccia di parenti mai conosciuti, per ricostruire un albero genealogico negato), soprattutto quando il “guidato” decide di fare di testa sua, e il navigatore (in questo caso satellitare) si dispera per ricalcolare un percorso tracciato da altri al quale si è deciso di rinunciare..
      Per quello che posso, cerco di offrire spunti di riflessione, di stimolare la curiosità per avventurarsi poi da soli nelle storie di carta o in uno spartito, “evoluendo” ciascuno col proprio passo..

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...