Maria non è come le altre, e manda giù con alterigia quel #caffeamaro

CLICCA QUI..! e ascolta il podcast con l’audio integrale della 26^ puntata di Nel becco del gallo

(Radio Radiosa Music, 26 marzo 2017)

Caffè amaro

Sicilia. Una Sicilia afflitta da miseria, dalla mafia, e da una classe dominante che senza mezzi termini viene descritta come corrotta e inetta.

In un posto così, nascere donne vuol dire avere un destino già segnato anche nelle famiglie più benestanti: trovare un marito. E poi accudirlo, dotarlo di prole e vivere nell’obbedienza. Questo sembra anche il destino di Maria, ma lei … lei non è come le altre.

Sto parlando di Caffè amaro, l’ultimo romanzo di Simonetta Agnello Hornby, pubblicato per la Narratori Feltrinelli.

La storia si svolge a Camagni, un paese immaginario tra Palermo e Agrigento, e inizia dopo la metà dell’Ottocento. Siamo nel periodo in cui l’aristocrazia terriera va in crisi, e gli ordini monastici vengono aboliti dal nuovo Stato laico piemontese. In quella terra che aveva visto i suoi punti di forza nel latifondo e nei privilegi di casta, si fa strada una nuova classe media imprenditoriale.

Palermo diventa il centro culturale e commerciale della Sicilia, e le famiglie benestanti si troveranno a scegliere se abbracciare le idee progressiste, e laiche, o arroccarsi dietro le loro rendite millenarie. In quest’epoca di fermento, Pietro si innamora a prima vista di Maria.
Pietro ha 34 anni, è un uomo ricco, colto, affascinante, è un noto viveur e un grande viaggiatore, ed è l’erede di una nobile e ricchissima famiglia. Maria ha solo 15 anni, a quell’epoca.

E’ bellissima, Maria, una di quelle ragazze che colpiscono, che ammaliano. Ha occhi a mandorla, grandi e profondi, i tratti del viso regolari, capelli castani molti folti, un corpo morbido e sensuale. Lei è la figlia di un avvocato dalle idee socialiste e massoniche, caduto in disgrazia per ragioni politiche.

Pietro pretende in moglie Maria, e non gli importa che sia senza dote. Lui ha soldi per entrambi. Con Pietro saranno scintille: Maria conoscerà l’amore, soprattutto quello carnale.
Di Maria, però, si è innamorato anche Giosué, un ragazzo ebreo cresciuto dal padre di lei, e che Maria considera una specie di fratello maggiore. L’amore di Giosuè è schivo, riservato, quasi silenzioso. Col tempo Maria imparerà a conoscere anche i limiti, le mancanze del suo rapporto con Pietro: lei ha una solida base di ideali socialisti, e deciderà di perseguire con ostinazione il suo obiettivo di coltivare le belle arti e le lettere, indipendentemente dalla volontà di suo marito.

E poi…poi crescerà in lei la consapevolezza di amare, probabilmente da sempre, proprio Giosuè.

La vicenda di Pietro, di Maria e di Giosuè, ai quali si aggiungono una serie di personaggi definiti con molta cura dall’autrice, è accompagnata da continui rimandi alla storia, che consente la ricostruzione non solo dell’ambientazione familiare e sociale nel periodo compreso dalla metà dell’ottocento fino alla Seconda guerra mondiale, ma anche della Sicilia e delle colonie africane di quel periodo, dei crimini perpetrati a danni dei più deboli, dell’avanzata del fascismo e delle leggi razziali.

Un periodo anche di guerra, di violenza, di paura, di dolore, durante il quale apprezzeremo la profonda evoluzione di questa donna, che passerà per grandi passioni e per sofferenze, mandando giù le une e le altre, con una ostentata presunzione di sé.
Maria le manderà giù… proprio come una tazza… di caffè amaro.

Di Caffè amaro abbiamo parlato nel corso della trasmissione “Nel becco del gallo“, andata in onda da Radio Radiosa Music il 26 marzo. Ascolta il podcast di quella puntata cliccando sul link in rosso che trovi in alto in questa pagina.

Nel corso della stessa puntata radiofonica, per la rubrica Fuori dall’angolo abbiamo parlato del libro Se hai bisogno, dimmelo, di Peppe Lomonaco, pubblicato dalle Edizioni Motola.

Se hai bisogno, dimmelo

Peppe Lomonaco è nato e vive a Montescaglioso, in provincia di Matera. È un uomo massiccio, dalla pelle coriacea, e non diresti mai a prima vista che sia un uomo capace di commuoversi e di commuovere con le sue parole, come invece accade quando ti racconta con parole sue le vicende riportate nel suo libro.

Peppe Lomonaco ha diverse pubblicazioni al suo attivo. Tra le altre, citiamo “Formiche rosse”, che gli è valsa nel 2009 il Premio narrativa essenziale di Siena, e “Storie inaspettate”, con la quale nel 2015 ha vinto il Premio nazionale narrativa.

Il volume conta su di un ampia introduzione di Cristoforo Magistro, una laurea in lettere e anche lui di Montescaglioso. Magistro, che ha insegnato Italiano e Storia nella scuola media per adulti di Torino, è sempre stato un appassionato di storie di emigranti, e ha studiato a fondo, e documentato anche con foto, il fenomeno della emigrazione soprattutto transoceanica.

Perché è di emigrazione, che parla il libro “Se hai bisogno, dimmelo”, il cui sottotitolo è Storie registrate di spiazzante umanità. Il libro è dunque una raccolta di documenti straordinari, di testimonianze vere, vive, rilasciate non senza qualche imbarazzo di fronte all’autore ed al suo registratore da persone comuni, che hanno lasciato Montescaglioso per sempre, oppure che vi sono ritornate dopo molti anni di lontananza, di fatiche, di privazioni.

Se hai bisogno, dimmelo si apre con una citazione semplice, che potremmo definire illuminante nella sua semplicità. La citazione riporta una frase di Moni Ovàdia, un attore teatrale, drammaturgo, scrittore, compositore e cantante: se non sai dove stai andando, girati per vedere da dove vieni.

Infine, per la rubrica Fuori i secondi, e a proposito di emigrazione, di storie di emigranti, abbiamo citato la risposta che un emigrante italiano diede ad un ministro italiano,  riportata nel libro di Costantino Ianni – Homens sem paz, (uomini senza pace), del 1972.

La breve citazione è esposta nel Memoriale dell’immigrato di San Paolo. Il Memoriale dell’immigrato (Memorial do Imigrante) è un museo situato nella città di San Paolo, in Brasile. Il Museo ha sede a Bras, un quartiere la cui storia è legata all’arrivo di lavoratori italiani e delle loro famiglie nel XIX secolo. Il museo era infatti prima un albergo, dove gli immigrati potevano essere ospitati per un periodo massimo di otto giorni prima di dirigersi alla loro destinazione finale in Brasile.

Così rispose l’emigrante al ministro.

Cosa intende per nazione, signor Ministro?

Una massa di infelici? Piantiamo grano ma non mangiamo pane bianco. Coltiviamo la vite, ma non beviamo il vino. Alleviamo animali, ma non mangiamo carne.

Ciò nonostante voi ci consigliate di non abbandonare la nostra Patria.

Ma è una Patria la terra dove non si riesce a vivere del proprio lavoro?

Nel becco del gallo … sperando che canti!

Sergio Gallo

 

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