Respinta da due madri, ha perso l’identità: per tutti, ora è soltanto #larminuta

CLICCA QUI..! e ascolta il podcast con l’audio integrale della 24^ puntata di Nel becco del gallo

(Radio Radiosa Music, 12 marzo 2017)

L'arminuta

Arminuta è una parola presa in prestito dal dialetto abruzzese: vuol dire letteralmente ritornata.

E di ritornare succede ad una ragazzina di un piccolo borgo abruzzese. Dopo essere stata ceduta dai suoi genitori naturali – che vivono in miseria ed hanno altri figli – ad una famiglia di parenti del marito quando aveva solo 6 mesi, all’età di 13 anni per motivi che la ragazzina non conosce, viene restituita dai suoi nuovi genitori alla famiglia originaria.

Piomberà in un paese che le ignoto, ritrovandosi – smarrita – con 4 fratelli e 1 sorella, due genitori che non riesce a chiamare mamma e papà, e dovendo imparare a badare a sé stessa. Dovrà imparare a lavorare nei campi, a difendersi dalla fame e dalle insidie dei suoi coetanei, a fare a meno del calore di una casa, persino a stare lontana dalle pulsioni adolescenziali del fratello maggiore col quale – scrive l’autrice – non erano abituati ad essere fratelli.

Sto parlando dell’ultimo romanzo di Donatella Di Pietrantonio, L’arminuta, pubblicato da Einaudi, che abbiamo presentato domenica 12 marzo 2017 da Radio Radiosa Music, nel corso della ventiquattresima puntata di Nel becco del gallo.

Il romanzo è diventato un vero e proprio caso letterario, che ha già scalato la classifica dei libri più venduti.

Come in un lungo, nebbioso rimando della memoria, la storia dell’arminuta riaffiora dall’io narrante 20 anni dopo l’epoca in cui sono avvenuti i fatti, come si capisce da alcune rapide incursioni ad un tempo presente che resta quasi indefinito.

Indefinito  è il termine forse più appropriato. La mancanza di definizione dei contorni della vicenda è una specie di filo conduttore per questo straordinario racconto di Donatella Di Pietrantonio, nel senso che la protagonista, che nel 1975 ha soltanto 13 anni, sembra rifiutarsi di dettagliare a sé stessa con attenzione ciò che le accade, di dare un nome a tutto ciò che la circonda nella sua seconda vita, dopo essere tornata alla famiglia di origine. Come se negando la propria esistenza si potesse cancellare tutta quella dolorosa confusione, e non pensare. Non pensare di essere stata respinta non una, ma due volte e da due famiglie diverse. Da due madri diverse.

La madre biologica diventerà allora per lei semplicemente la madre del paese, oppure essa, come la chiama anche Adriana, la sorella dell’arminuta, quasi a sottolineare una complice alleanza dei figli nell’eterno conflitto contro i genitori che diventano la controparte, una specie di nemico in una casa in cui si lotta per sopravvivere.

La madre che l’ha cresciuta per quasi 13 anni diventerà invece la madre del mare, a evidenziare un distacco sempre più marcato e doloroso.

L’Arminuta è dunque anche un libro sulla maternità, sul rapporto madre-figlia, sulle emozioni negate, sulla sopravvivenza, sulla complicità ritrovata e necessaria.

Ascolta il podcast della puntata andata in onda il 12 marzo cliccando sul link evidenziato in rosso all’inizio di questo testo.

voci dal silenzio

Nella  stessa puntata di Nel becco del gallo, per la rubrica Fuori dall’angolo abbiamo parlato di Voci dal silenzio, il libro di esordio di Daniela Lella, pubblicato da Altrimedia. Un libro verità, che parte dalle interviste a due donne, Lucia Annibali e Veronica De Laurentis, vittime di violenze, per affrontare sotto il profilo istituzionale, giuridico, psicologico, le poche luci e le molte ombre che ruotano attorno al tema della violenza di genere.

Daniela Lella è una giovane materana, laureatasi in lettere, che poi a Parma ha preso la laurea magistrale in Giornalismo e cultura editoriale. Da allora ha avviato alcune collaborazioni con testate giornalistiche locali, ma è dalla tesi-inchiesta del suo lavoro universitario che è nato questo libro.

Voci dal silenzio affronta innanzitutto due casi emblematici, due fatti di cronaca terribili, che poi danno lo spunto per una lettura critica delle falle del nostro sistema sociale. Un sistema che non solo non tutela le donne, ma in generale sembra assimilarle ad una delle tante minoranze di rango inferiore. Dal libro comprendiamo facilmente che il problema è addirittura più grande, perché tutto quel sistema appare guidato e costruito ad arte da una sorta di maggioranza – tra l’altro a forte connotazione maschilista – che fa di tutto per preservare sé stessa. Tenendo a bada, schiacciando i cosiddetti diversi, e in questa categoria, senza troppi fronzoli vengono annoverate anche le donne.

Lucia Annibali e Veronica De Laurentis, dicevamo, sono i due casi emblematici da cui parte il libro di Daniela Lella. Due donne ferite, spiega l’autrice, ora diventate due donne rifiorite: loro sono riuscite a riscattarsi e a togliersi il marchio di donne che hanno subito violenza, a ricostruirsi una nuova vita. Con una prospettiva più aperta, e plurale, per contribuire a cancellare il pregiudizio e a ridefinire l’intero complesso culturale e sociale.

Per la rubrica Fuori i secondi, sempre nella stessa puntata alcuni spunti di riflessione. A proposito del difficile, sconvolgente rapporto tra una ragazzina e addirittura due madri, una biologica e l’altra che l’ha cresciuta, ci sono tornati in mente alcuni versi di Imtiaz Dharker, una poetessa inglese di origini Pakistane, che è anche un’artista e una filmmaker.

Questa è la parte finale di Choice, che vuol dire “scelta”, nella traduzione di Brenda Porster.

Per anni mi sono nascosta dal tuo volto,
dal peso delle tue braccia, dal calore
del tuo respiro. Attraverso notti febbrili,
sognandoti, i cani da guardia della virtù
e dell’obbedienza mi si acquattarono sul petto.
“Liberati di loro” mi dissi e così feci. Sguazzavo
in piccole perversità, festeggiai quando raggiunsero
la maturità, cresciute in peccati.
La chiamo libertà ora,
guardo la parola che se la spassa sontuosamente, sfoggio
la mia indipendenza tra continenti interi
di lenzuola. Ma voltando le spalle alla stretta
delle braccia e allo stridore del respiro
per guardare la notte attraverso vetri scuri,
madre, trovo il tuo sguardo che risponde al mio.
Quand’è che il mio corpo ha accettato
di portare il tuo volto?

Nel becco del gallo … sperando che canti!

Sergio Gallo

 

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