#YanWang: “#iosonolelementodimezzo”, ed Emilio Salierno dà voce a questa nuova via della seta tra Cina e Italia

 

CLICCA QUI..!  e ascolta il podcast con l’audio integrale della 21^ puntata di Nel becco del gallo 

(Radiosa Music, 19 febbraio 2017) 

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Una donna fuori dal comune, con una storia che evoca scenari antichi, suggestioni d’altri tempi, lungo l’antico reticolo di quasi 8.000 km di itinerari terrestri, marittimi, fluviali, dove si svolgevano i commerci tra l’impero cinese e quello romano. Un gigantesco sistema commerciale che incise su popoli e culture, e che il geografo tedesco Ferdinand von Richthofen nel 1877 chiamò “via della seta”.

Oggi prende corpo un nuovo reticolo commerciale, quasi una nuova via della seta, tracciata dalle iniziative della Italy China Friendship Association, un’associazione che fa capo a una cinese instancabile, e potente: Yan Wang. Una donna… che è diventata una sorta di moderno punto di connessione tra Italia e Cina.

E il titolo del libro che racconta questa storia, e che abbiamo presentato da Radio Radiosa Music nella puntata del 19 febbraio 2017 di Nel becco del gallo, è appunto “Io sono l’elemento di mezzo – L’italia, Yan Wang, la Cina”, opera prima di Emilio Salierno, pubblicato da Rubbettino Editore.

Emilio Salierno, che ha una formazione giuridica ed economica, è giornalista professionista, e lavora nella redazione materana dell’importante quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno. Più che di cronaca cittadina, di occupa di vicende e di personaggi nazionali, o internazionali. Per esempio, ricorderemo i suoi resoconti esclusivi dal set di alcuni film importanti, come “The Passion”, di Mel Gibson, girato a Matera, oppure gli articoli sulle vicende della famiglia di Francis Ford Coppola, il regista italo-americano che ha radici familiari a Bernalda. Collabora a produzioni video di tipo documentaristico ed ha spesso curato il coordinamento editoriale di pubblicazioni culturali. Ha insegnato Diritto ed Economia nei licei, e con i suoi studenti ha realizzato nel 2009 un film-documentario sul Tarantismo, raccontando attraverso la musica popolare antichi riti e tradizioni della terra del Sud. Questo lavoro si è aggiudicato il “Premio nazionale Carlo Levi” per l’alto valore storico ed educativo.

Yan Wang, la protagonista di Io sono l’elemento di mezzo, era una imprenditrice di Pechino molto affermata nel suo paese già negli anni ’90, quando le riforme di Deng Xiaoping aprivano scenari internazionali molto ampi per la Repubblica popolare cinese. Yan Wang a quel tempo era a capo di una società di service tecnologico, che progettava e allestiva eventi, carichi di effetti speciali. Il suo personale impero era composto da 7 filiali, e 500 dipendenti.

Ma Yan Wang è sempre stata anche una donna curiosa, e in quegli anni cominciò a guardare oltre confine, verso l’Europa. Lei è quella che potremmo definire una donna alfa: ama le sfide, e il suo impero personale non bastava per appagare la sua fame di conoscenza, il suo desiderio continuo di rimettersi in gioco.

Nel 1999, all’età di 35 anni, con un divorzio alle spalle e una figlia, senza conoscere una sola parola di inglese, senza conoscere molte cose del resto del mondo – come accadeva un po’ per tutti i cinesi – con il parere contrario di sua madre, che piangeva in continuazione, e di suo padre, che l’avrebbe disconosciuta se fosse partita, con in tasca un po’ di soldi e un traduttore elettronico di lingue recuperato a Hong Kong, Yan Wang decise di partire per l’Inghilterra.

Io sono l’elemento di mezzo è un libro davvero insolito, ma che è sicuramente entusiasmante. Perché è una specie di biografia, raccontata e commentata, di una donna straordinaria e per certi versi un po’ misteriosa, ma è un libro che innegabilmente ci apre gli occhi su un mondo dove le connessioni tra oriente e occidente rappresentano un incredibile valore aggiunto. Un libro carico di positività, di voglia di fare, di conoscenza, che affonda le radici nel Taoismo, e dove i 7 capitoli del libro si richiamano tutti ai concetti classici del pensiero cinese. Ma per l’autore, su proposta della stessa Yan Wang, quei titoli sono un’associazione istintiva di idee e non una enunciazione dei significati simbolici propri di quella tradizione millenaria.

Per il Taoismo dopo il numero 3 non c’è altro. Il 3 è il numero perfetto per i cinesi. Lo riporta a chiare lettere Emilio Salierno, nel suo libro, perché “il Taodice Yan Wang – è la via, il principio indifferenziato che dà origine al cosmo, è la pacificazione interiore e con gli altri, è il cielo che sta su tutto: e “tutto” …è appunto il numero 3. Il 3 significa lavorare in gruppo, in empatia con i tuoi partner, pur in un rigoroso contesto di disciplina”.

Yan Wang sa che la virtù principale nei rapporti con le persone è quella di essere dialoganti. E per farlo, bisogna essere miti, accantonare la presunzione del sapere assoluto. E’ per questo che Yan Wang sa essere estremamente convincente. E proprio a Matera, sempre nell’ambito di questo collaborazione Italia-Cina, un paio di anni fa riuscì a portare il miglior regista cinese per girare parte di un film che uscì nel 2015, e che è stato visto da qualcosa come 600 milioni di cinesi.

Ascolta la ventunesima puntata di Nel becco del gallo andata in onda il 19 febbraio, cliccando sul link in rosso all’inizio di questo testo. Contiene l’intervista all’autore.

lamore-e-una-stella-alpinaPer la rubrica Fuori dall’angolo, in questa puntata abbiamo parlato di L’amore è una stella alpina, una raccolta di poesie di Concetta Galibardi, stampata nel 2015 presso The Factory, per il gruppo editoriale “L’Espresso”.

Concetta Galibardi è nata e vive a Minori, in provincia di Salerno, un bel posto lungo costiera amalfitana. E’ diplomata come perito del turismo. Ha una passione sfegatata per la lettura, per gli animali, per i viaggi, e già qualche tempo fa aveva raccolto queste sue passioni, questi suoi percorsi, in una prima raccolta di versi che aveva pubblicato col titolo “Percorsi d’anima”.

Concetta Galibardi con le sue poesie presenti all’interno delle antologie “Poesie del nuovo millennio” e “Il federiciano 2012”, è stata finalista ai concorsi di Aletti Editore. Si è poi classificata seconda per il premio “L’airone d’oro” Città di Ardea 2012, e nel 2013 ha partecipato agli e-book antologici “Aida nel cuore” e “Goccia a goccia”, curati dal poeta Matteo Cotugno.

Nel 2015 pubblica “L’amore è una stella alpina”, un fiore che ci ricorda le montagne, le Alpi appunto. Una specie rara, dice Concetta Galibardi nella presentazione del suo libro, che cresce sulle rocce, in luoghi difficili da raggiungere: ma chi si incammina con pazienza e coraggio sui pendii, con la speranza di poterne godere la bellezza, non può che restarne affascinato e dimenticare quanto sia stata dura la salita. Ecco, dice l’autrice, per me l’amore è così! Comporta coraggio, determinazione, sforzo, pazienza, audacia. Sfida alle intemperie, pericoli. Ma l’amore va raggiunto sempre.

Questa è la lirica che dà il titolo alla raccolta di Concetta Galibardi.

L’amore è una stella alpina

Ho sempre saputo che le piante più belle
sono vicino alle fonti…
ma se comprendi…
lontano…
la bellezza di una stella alpina…
non indugiare…
incamminati…
raggiungila…
è in attesa di te
da sempre…
e t’ama.

Infine, per la rubrica Fuori i secondi, a proposito dei ponti che Yan Wang – protagonista del romanzo di Emilio Salierno Io sono l’elemento di mezzo – costruisce tra Italia e Cina, abbiamo ricordato il testo di un monologo che il grande scrittore Erri De Luca presentò in una trasmissione televisiva e che si intitola appunto “Il ponte“.

Eccone un passaggio.

La sponda est di Mostar è musulmana, la sponda ovest è cristiana e dalla sponda ovest partirono i colpi dell’artiglieria che abbatterono nell’autunno del ’92 il ponte di Mostar.
Nell’ultima immagine è ricoperto di neve e pneumatici dei camion nel tentativo di proteggerlo.

Io ho fatto parte per molti anni del mestiere del muratore e il muratore è qualcuno che issa su i muri, e i muri servono sempre a dividere, anche quelli di uno stesso appartamento.
L’unica opera edilizia cordiale è il ponte, che invece di dividere vuole unire, nel collegare scavalca le rivalità; parola che proviene, appunto, dallo stare in due rive opposte.

Quindi per me i ponti sono dei punti di sutura: l’atto di distruggerli contiene un’offesa più profonda del solo abbattimento di un manufatto utile, contiene l’offesa e l’oltraggio di una mano che strappa i punti da una ferita.

Nel becco del gallo … sperando che canti!

Sergio Gallo

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