Di amare non si decide: accade, con #laltrapartedime di #CristinaObber

Ascolta l’audio integrale della nona puntata di “Nel becco del gallo”, in onda tutte le domeniche dalle 9.00 alle 10.00 su Radio Radiosa

nelbeccodelgallo_09

laltra-parte-di-meFrancesca, 16 anni, è alle prese con le trasformazioni tipiche della sua età, con il suo corpo che è così cresciuto nell’ultimo anno che i piedi le sporgono dal bordo. Giulia, praticamente coetanea di Francesca, ha avuto una storia deludente con Tommaso, ed un’altra meravigliosa con Aurora, una ragazza di qualche anno più grande. Una storia naturale, e dolce, che l’aveva ricongiunta con la sua intimità più profonda.

Francesca e Giulia si conoscono tramite facebook. Ma non in modo consueto… non attraverso i “suggerimenti” che ogni tanto questo potentissimo “social” ti propone come “amici che potresti conoscere”. Francesca pesca l’immagine un po’ tagliata di Giulia, senza mento e fronte, dove si vedono a stento occhi color nocciola, e lentiggini… la pesca, dicevamo nella pagina di un gruppo. Di un gruppo chiuso, che non è la sua famiglia, o la scuola, o la sua città. Quel gruppo ha una foto di copertina con due bambine che si tengono per mano, di spalle, e camminano verso una distesa di girasoli.

Sul gruppo, c’è scritto LESBICHE, in maiuscolo.

Francesca non ha mai esplorato siti o pagine come queste, non ha mai spalancato la finestra sul mondo in quel modo. Le viene in mente quando era sugli sci, sul punto di lanciarsi su di una pista nera, la più difficile. Ma questo… questo è molto di più. È qualcosa di cui non puoi neanche immaginare l’orizzonte.

E’ il buio.

cristina-obberSto parlando del romanzo di Cristina ObberL’altra parte di me”, edito da PIEMME già nel 2014 e ora pubblicato in una nuova edizione. Un libro semplice ma ben fatto, destinato non solo ai ragazzi ma anche, anzi forse soprattutto, ai genitori. Un libro che non parla semplicemente di un amore “diverso” tra due ragazze lesbiche, ma del fatto che si può crescere, e lottare per una felicità possibile.

A fare da sfondo all’esistenza di Francesca, la bella cittadina di Bassano del Grappa in provincia di Vicenza.

Francesca trova per caso (sempre che il caso esista) Giulia in quel gruppo su facebook, e le scrive semplicemente… “ciao, Giulia”. Giulia risponde alla sua richiesta di amicizia con “ciao” e tre puntini sospensivi.

Da quel momento, per Francesca si spalanca un mondo, quello mondo sul quale fino ad allora aveva sempre avuto paura di aprire una finestra. Il suo cuore è in subbuglio. Non riesce a pensare ad altro. Che cosa le accade? E soprattutto, cosa farà Francesca a quel punto? Sceglierà di rispondere a quel “ciao”, oppure farà marcia indietro e sparirà, dimenticando quella pagina di facebook?

A dire tutta la verità, quella non è prima volta che Francesca prova qualcosa per una ragazza, o per una donna. Prima, una sorta di attrazione acerba per alcune sue compagne di scuola, alle elementari. Poi la sua dichiarazione più matura alla professoressa di musica. Che si era ritratta impaurita, di fronte a questa giovane “diversa”. Ma forse la cosa peggiore era stata quella che la sua professoressa le aveva raccomandato di non farne parola con alcuno, perché la scuola era un ambiente piccolo e per questa cosa avrebbero potuto farle del male, molto male.

Sentite come scrive Cristina Obber di Francesca, appena dopo il netto rifiuto della sua professoressa:

Francesca provava una sensazione indefinibile tra il dolore e il sollievo.
Dolore perché era un no. Dolore perché il no squarta, spappola, polverizza.
Sollievo perché il suo sentimento non era più soltanto suo: lo aveva detto, ed era la prima volta. Aveva utilizzato parole, parole necessarie, un aprirsi all’altro per riconoscersi e definirsi. Per dichiararsi a sé stessa prima di tutto.
Francesca conosceva il significato della parola gay e della parola lesbica… ma non aveva mai pensato la riguardassero. Non aveva mai pensato di dover dare un’etichetta ai propri sentimenti.
Francesca amava. E di amare non si decide.
Accade.

Del romanzo “L’altra parte di me” di Cristina Obber si è parlato nella nona puntata di “Nel becco del gallo“, la trasmissione in onda su Radio Radiosa Music tutte le domeniche dalle 9.00 alle 10.00, come invito alla lettura di romanzi e poesie, e all’ascolto di buona musica. Ascolta il podcast della puntata cliccando sul link in rosso posto in alto.

mirrolessPer “Fuori dall’angolo”, nel corso della nona puntata di “Nel becco del gallo” si è parlato di “Mirrorless”, un bel libro fotografico – e non solo – sul tema dell’anoressia, realizzato da Carla Cantore, e edito da Crowdbooks, perché il volume si sostiene proprio attraverso una campagna di crowdfunding, di raccolta fondi attraverso una piattaforma informatica (acquista una copia di mirrorless).

Carla Cantore vive e lavora a Matera, frequenta il Corso di formazione triennale in Arte Terapia orientamento Arti visive/foto/video, a Roma. Alcuni dei suoi scatti sono stati pubblicati su diverse riviste online: Espresso Napoletano, La Zona Morta e Fantascienza.

Carla Cantore si avvicina alla fotografia quasi per gioco. Scoprirà via via un ruolo quasi terapeutico delle fotografia, ne studierà tantissimo la tecnica e l’anima, e partendo da alcune sofferte esperienze personali, con le immagini ricercherà quel sottile filo di speranza che è nascosto in ciascuno di noi, a volte sotto una coltre di dolore.

Mirrorless, che è il primo libro fotografico di Carla Cantore, ritrae le storie di alcuni ospiti del Centro “Gioia” per Disturbi del Comportamento Alimentare di Chiaromonte, in provincia di Potenza. La fotografia e lo specchio sono strumenti molto importanti per il percorso terapeutico, e il libro ce li propone entrambi. Letteralmente, Mirrorless è “senza specchio”, perché nel Centro di Chiaromonte gli specchi non possono essere usati, se non quelli molto piccoli. Ma sta a significare anche, in questo caso, – dice l’autrice Carla Cantore – “la mancanza di riflesso, e l’inizio della vita e di una luce propria”.

Mirrorless non è quindi soltanto un libro che ritrae l’immagine di un disturbo alimentare, ma va oltre. Le foto di Carla Cantore, realizzate in oltre 6 mesi di affiancamento dell’autrice agli ospiti dell’Istituto, i testi di Alessandro Cirillo, e quelli di specialisti e operatori come Mario Marra, Rosa Trabace, Federico Lapetina, Gabriele Catania, e Ada Nubile, testi tutti tradotti anche in inglese, raccontano verità scientifiche e, allo stesso tempo, storie reali. Di un amore, spesso, inseguito a tutti i costi.

Per essere in qualche modo accettati. E visibili.

Per “Fuori i secondi“, a proposito del romanzo di Cristina Obber “L’altra parte di me”, che narra quella che qualcuno definirebbe “una storia sbagliata”, una storia d’amore tra due ragazze lesbiche, mi è venuta in mente qualcosa che ho scritto qualche tempo fa, ispirandomi proprio alla canzone di Fabrizio De André “Una storia sbagliata” sulla morte di Pasolini, per esortare a raccontare e a raccontarsi, a prescindere.

Fa così:

Ho visto sentimenti meravigliosi, come l’amore, anche per una persona del nostro stesso sesso, che una persistente, recidiva ignoranza, travisa, mescolandovi intolleranza, paura del diverso… e trasformandoli in violenza, e in morte.

Così, con una storia, noi abbiamo il dovere di cantare l’immortalità di quei sentimenti che hanno cercato di schiacciare sotto una macchina insieme a lui, per comprendere che la libertà è un azzardo spaventoso, ma è la miglior forma di convivenza possibile.

Nel becco del gallo … sperando che canti!

Sergio Gallo

Annunci

2 comments

  1. Sulla · novembre 10, 2016

    “Il mio amore è furtivo come quello di un povero” inizia così una poesia di Sandro Penna, poeta di cui è nota l’omosessualità. In queste parole mi sembra di scorgere la pressione, di cui parlavi, di un silenzio obbligato. “io non posso chiamarlo amor semplicemente. Ma tu, colle dorato, e tu mio fiume molle, sapete che il mio amore davvero è un grande amore.”
    È esattamente questo da comprendere. Conosco da vicino la normalità di una relazione omosessuale. Rivedersi in famiglia e rinnovare lo sguardo su quei due ragazzi, sul loro amore. Le loro passioni, gli interessi, i sorrisi, la tristezza, i sogni, sono quelli di sempre. Inalterati. Non sono diversi. Ed è assolutamente vera l’importanza di parlare “con” piuttosto che “di”.
    È fondamentale un cambiamento culturale, fecondo tra i più giovani.
    Un bellissimo libro tattile per bambini, “Di che colore è il vento”, racconta di un bambino che chiede ai personaggi più disparati qual è il colore del vento. Un bambino, naturalmente privo di pregiudizi, in quello che abbiamo inteso sempre senza colore ci spinge invece a cercare le sue innumerevoli sfumature.

    Liked by 1 persona

    • nelbeccodelgallo · novembre 11, 2016

      ..tentare di dare un colore al vento è una cosa bellissima.. mi viene in mente un romanzo a tinte forti, “Almost blue”, di Lucarelli.
      Si tratta di un giallo, e l’argomento trattato è completamente diverso, ma c’è una cosa che mi ha affascinato: il protagonista è cieco dalla nascita. Lui non può sapere come siano fatti i colori, e così cerca di abbinarli ai suoni delle voci. Dovendo partire da zero, si reinventa un mondo a colori tutto suo. Senza schemi. Senza condizionamenti.
      Sarebbe bellissimo…

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...