Il #futurointeriore sarà ancora quello di una volta?

Ascolta l’audio integrale della sesta puntata di “Nel becco del gallo”, in onda tutte le domeniche alle ore 9.00 su Radio Radiosa

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futuro-interioreFuturo interiore”: un titolo che molti avrebbero voluto fosse “Futuro anteriore”, ma che avrebbe dato la percezione di un tempo “passato”, proprio come nella lingua italiana. “Mentre io avevo bisogno di un titolo che potesse ancora “germinare”, fecondo e foriero di nuove prospettive che però venissero da dentro, da noi stessi, dalla nostra capacità di decidere e riorganizzarci per un mondo migliore“.

A precisarlo è Michela Murgia, autrice di “Futuro interiore” (Einaudi), un pamphlét piuttosto che un saggio. Un libercolo semplice e diretto,
impegnato e impegnativo, che dialoga con il lettore attorno a tre temi fondamentali: ……il potere, l’organizzazione degli spazi urbani, l’identità.

Il classico libro – ha sottolineato la scrittrice in un recente incontro avuto con il pubblico durante i Dialoghi di Trani del settembre scorso – che per intelligenza tattica si sarebbe dovuto pubblicare prima della mia candidatura – non andata a buon fine – alla presidenza della Regione Sardegna di qualche tempo fa, e che invece arriva ora, a bocce ferme, per riflettere insieme sul futuro. Futuro che la generazione dei quarantenni e cinquantenni dovrà costruire, e bene, se vorrà sopravvivere”.

Futuro interiore” si apre con una bellissima introduzione che si rifà al libro dello scrittore e giornalista (ed ex guardaboschi!) Arto Paasilinna, “Prigionieri del Paradiso”, che racconta la storia di un naufragio aereo in cui i passeggeri provenienti dai Paesi scandinavi e con varie professionalità, dovranno riorganizzarsi per sopravvivere ed essere visibili.
Sopravvivere e restare visibili. Ma anche lasciare a chi verrà un’identità importante, fatta di domande che a volte possono far paura, e di risposte coraggiose.

Lo dovrà fare proprio quella generazione di quarantenni e cinquantenni che ha oggi una grandissima responsabilità.

Ascolta l’intera puntata dal podcast di Radiosa Music: clicca in alto sul link in rosso!

img_9285Fuori dall’angolo” oggi metto “Venti di poesia… e racconti”, stampato da Profecta, la raccolta della “Associazione Matera Poesia 1995” presentata di recente in occasione dei festeggiamenti per il ventennale dell’Associazione.

Si tratta di una raccolta molto interessante di scritti, in versi e in prosa, prodotti da 37 autori, tutti appartenenti a questo sodalizio. Che comunque vanta un numero molto più alto di soci attivi, le cui liriche ottengono spesso riconoscimenti importanti in vari concorsi letterari.

L’Associazione Matera Poesia 1995 fu fondata in quell’anno da un gruppo di amici, provenienti da esperienze diverse delle arti, della scuola, dell’impegno politico e sociale, del giornalismo e dello sport. “Padrino” del primo incontro ufficiale, tenutosi oltre 20 anni fa presso il Caffè Hemingway di Matera, fu il maestro Luigi Guerricchio, tra i pittori lucani più rappresentativi. In quella occasione fu inaugurata la stagione dei cosiddetti “Caffè letterari” dell’Associazione, che in seguito ha organizzato numerosissimi appuntamenti letterari, estendendo la propria attività anche al campo della pittura e della fotografia.

L’antologia, “Venti di poesia… e racconti”, il cui titolo gioca appunto sul numero 20 e sulla parola “vènti”, sembra suggellare un patto, di cuore e di anima, tra persone sensibili. Un patto condiviso e offerto con gioia a chi vorrà prenderne visione, a piccoli sorsi, magari insieme ad un buon the caldo o ad un caffè, rinnovando la magia di quei versi e di quei racconti.

Per “Fuori i secondi“, voglio presentarvi i versi di una breve poesia che ho scritto qualche tempo fa, pubblicata in quella antologia, e che un po’ richiama, come un sottile filo rosso, i temi di quella appartenenza cosmopolìta trattati in “Futuro interiore” da Michela Murgia.

La poesia si intitola Meta No, un gioco di parole che richiama anche il luogo dove fu scritta, durante un rifornimento di carburante, subito dopo aver lasciato…un carico prezioso.. in aeroporto.

META NO

La valigia scoppia
perché <non si sa mai>.
Il cuore in volo
curiosità mai sazia.

Suoni muti, prima accoglienza
di un mondo nuovo
che si disvela.

Contorni netti
sfumano nel sogno,
inappagati.

Un biglietto ancora,
ancora in volo.
Sei fatta così, ti ho fatta così.
La mia parte migliore.

Non mi resta che augurarvi… Nel becco del gallo … sperando che canti!

Sergio Gallo

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One comment

  1. Sulla · ottobre 21

    La rivoluzione non potrebbe risiedere nel fatto di essere stata una generazione ponte? Che ha dovuto allungare il collo per “guardar” parlare di ideologia e ha dovuto stringersi nelle spalle per imparare con un po’ di fatica a stare al passo con i nativi digitali. Riuscendo tutto sommato.
    Sembra che la ricerca di una peculiarità immanente sia necessaria per tratteggiarla. Classificarne le caratteristiche. Mi viene in mente un passo de “Le città invisibili” di Calvino, ma non per una grande capacità di ricordare così bene le letture compiute, ma perché da non molti giorni ho terminato di rileggerlo, per la seconda volta. Ecco il libro, riporto letteralmente le parole “…è inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.”

    Nella combinazione tra appartenenza cosmopolita e musica, mi piace ricordare la storia di uno strumento, il bandoneon: è nato in Germania, dove veniva suonato per accompagnare i canti sacri. Poi i tedeschi emigranti in Argentina lo fecero “sbarcare” in questo Paese, e lì assunse le caratteristiche che tutti noi oggi gli attribuiamo, quelle note struggenti e sensuali del tango. Secondo me è, certo insieme ad altri, emblema di una appartenenza che trae arricchimento da un nuovo corso. Allora sì, forse si può essere “potenti insieme”.
    Grazie per la tua domenicale istigazione alla riflessione.

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